Il miracoloso sistema delle nostre difese

Come agiscono le nostre difese?

In una grande città, un uomo anziano, ma ancora in forma e dall’aspetto sano, scese dal marciapiede senza guardare e fu investito da un’auto.

Morì un’ora dopo all’ospedale.

La moglie, interrogata sulle condizioni di salute del marito, dichiarò che non era mai stato malato in vita sua.

Era una persona sempre attiva mentalmente e fisicamente.

Eppure, questi sono i risultati dell’autopsia:

1) tubercolosi a tutti e due i polmoni;

2) cirrosi epatica con tutto il sangue circolante attraverso una nuova serie di vasi sopra e sotto il fegato;

3) disfunzione renale cronica, ma con abbastanza tessuto renale ancora sano e funzionante nonostante i reni fossero parzialmente distrutti;

4) indurimento delle arterie e, di conseguenza, ingrossamento del cuore per compensare.

Senza dubbio, egli aveva da lungo tempo la pressione sanguigna elevata.

Ma tutto questo non lo seppe mai.

Era un uomo che stava bene nonostante avesse quattro disfunzioni parzialmente letali.

Se il timone d’un bastimento viene danneggiato da una tempesta, si ricorre spesso a un timone di fortuna.

Quattro organi vitali s’erano provveduti di difese compensatrici, ma in complesso il suo era ancora un “organismo funzionante”.

« Quando si conosce bene il corpo umano e la sua singolare capacità di sopravvivere, ci si meraviglia che qualcuno s’ammali »

disse una volta il dottor Walter Cannon.

Ogni medico sa che, su dieci suoi pazienti, nove guariscono, purché si dia loro soltanto riposo, alimentazione opportuna e serenità.

Come un battello si raddrizza dopo essere stato quasi capovolto dal vento, così il corpo umano si riprende dopo piccoli colpi quotidiani quando è in buona salute, così come dopo le tempeste delle malattie.

E tutto grazie alle sue difese.

 

Le riserve e la “saggezza” del corpo

Gli organi del nostro corpo posseggono riserve a cui si può far ricorso nel bisogno.

Se un uomo soffre di tubercolosi dei polmoni, questi in parte vengono distrutti; ma il tessuto polmonare che resta è molto più che sufficiente.

Ci possiamo affidare a questa riserva per tirare avanti, come fece il medico americano Trudeau, che continuò a lavorare sodo per 40 anni, nonostante gli fosse rimasta sana soltanto una parte di un polmone.

Gli esperimenti hanno dimostrato che si possono asportare oltre due quinti del fegato e quel che resta è sufficiente alla funzione dell’organo.

Quando nel corso di un’operazione vediamo il chirurgo tagliare e legare trenta o quaranta vasi sanguigni, ci viene da pensare che cosa ne sarà del sangue che vi circolava.

Sta di fatto che abbiamo molti più vasi di quelli che ci occorrano.

Ciascuno di noi ha, inoltre, circa otto metri e mezzo d’intestino. Se ne può asportare un metro e più senza conseguenze.

Quando un’infiammazione colpisce una valvola cardiaca e la deforma, il malato non potrebbe sopravvivere se il cuore non divenisse a poco a poco più spesso, rinforzando così il proprio apparato muscolare.

Un cuore che generalmente ha le dimensioni d’un pugno diventa due o anche quattro volte più grande, perché è necessario.

Come può un chirurgo osare l’asportazione di un rene?

Lo fa sapendo che quando un rene viene tolto, l’altro comincia a ingrossarsi fino a raddoppiare di volume per poter compiere il lavoro di tutti e due.

Si sviluppano tutti i più minuti particolari; e bisogna tener presente che l’architettura del rene è molto più articolata di quella di un edificio.

Questa ingegnosa capacità è stata chiamata la “saggezza del corpo”.

 

Il riposo

Un’altra difesa naturale dell’organismo è il riposo.

Se ci si sloga un polso, ancor prima che arrivi il medico, la Natura ce lo immobilizza rendendolo tanto dolente e gonfio che non ci arrischiamo a muoverlo.

Se qualcuno è scosso emotivamente o fisicamente oltre un certo limite, la Natura interviene e lo fa svenire.

Se ci si ferisce un dito con una scheggia di legno sporca, si ha produzione di pus o suppurazione.

Anche questo è un meccanismo con il quale il corpo umano si difende.

Ma che cos’è ciò che chiamiamo “pus“?

Si tratta dei residui morti dei globuli bianchi accorsi a combattere i batteri e sconfitti nella lotta.

Formano una barriera difensiva fra i batteri che attaccano da un lato e il circolo sanguigno dall’altro.

Quasi tutti i casi d’appendicite sarebbero letali se la Natura non erigesse questa barriera attorno all’appendice malata, per limitare l’infiammazione fino all’intervento del chirurgo.

Siamo dotati di un grande potere curativo che tende a restituirci la salute: ci munisce di una vigilanza sempre attenta, che i medici e i chirurghi cercano di imitare e aiutare con la loro opera.

Nella lotta contro la malattia, abbiamo sempre al nostro fianco questa forza straordinariamente potente e ingegnosa.

Le difese del nostro corpo accorrono in nostro aiuto ogni volta che ne abbiamo bisogno, a patto che accettiamo di trattare bene il nostro corpo.