Le difese: il mistero della salute

Le difese dell’organismo

Le difese del nostro organismo sono quelle che ci permettono di vivere in un sistema aperto, dove ci sono scambi tra l’ambiente interno (il nostro corpo) e quello esterno (la natura).

“Il maggior mistero della medicina non è la malattia, ma la salute“.

Lo star bene è la prova migliore di questa affermazione.

Ogni giorno il nostro corpo è invaso da miliardi di germi e molti possono provocare malattie o perfino la morte.

Nonostante ciò, ci conserviamo sani.

Innumerevoli batteri e virus riescono a penetrare nel nostro organismo con il cibo che mangiamo o con l’aria che respiriamo o attraverso qualche ferita cutanea.

Eppure, ci conserviamo sani.

Alcuni germi si stabiliscono permanentemente nella bocca, nel naso, nella gola o negli intestini, dove possono moltiplicarsi in modo incredibile.

Nonostante ciò, ci conserviamo sani.

Che cosa ci protegge da questi continui assalti di batteri e di virus?

A poco a poco, durante decine di anni di studio, gli scienziati sono riusciti a scoprire cosa accade.

La nostra salute è protetta, essi dicono, da una serie ingegnosa di difese, disposte in profondità, come le linee di un esercito, trincerato per respingere l’invasore.

Supponiamo, per esempio, che una particella di polvere carica di microbi penetri nell’occhio.

Con tutta probabilità, non c’è nessun motivo di preoccuparsi.

La superficie del globo oculare è costantemente bagnata di liquido lacrimale, il quale contiene un antisettico, detto lisozima, che uccide i batteri.

Il lisozima è così potente che una sola lacrima in due litri abbondanti d’acqua può ancora distruggere almeno una specie di germi.

Anche la saliva e gli altri liquidi prodotti dall’organismo contengono sostanze chimiche antisettiche.
Perfino la nostra pelle nuda ha una considerevole azione germicida.

Per esempio, se si pone su un vetrino una goccia di liquido contenente batteri della dissenteria, questi sopravvivono per alcune ore, ma quelli presenti in una goccia sul palmo della mano muoiono entro una ventina di minuti.

Alcune specie di germi possono sopravvivere a queste difese esterne e anche moltiplicarsi sulla cute.

Tuttavia, prima di poterci fare del male, devono penetrare nel corpo e poi superare tutto un altro sbarramento difensivo.

Per esempio, i germi che penetrano attraverso la bocca sono aggrediti dagli antisettici della saliva.

Quelli che sono deglutiti e che raggiungono lo stomaco trovano ad attenderli i potenti succhi gastrici.

Pochi arrivano vivi nell’intestino.

I germi che penetrano dal naso devono passare attraverso la complicata rete filtrante delle vie nasali.

La superficie delle vie nasali è mantenuta umida da un liquido mucoso che trattiene i germi.

Se questi causano un’irritazione, sono espulsi con lo starnuto, oppure il naso comincia a colare e i germi sono espulsi.

Anche i germi che riescono a raggiungere i bronchi restano imprigionati in un liquido mucoso e sono talvolta espulsi da un colpo di tosse, oppure sono deglutiti e trovano la loro fine nelle ben protette difese del tubo digerente.

Il pericolo sembra maggiore se i germi penetrano nel corpo attraverso ferite della cute o della mucosa, ferite così piccole da poter passare inosservate.

Supponiamo, per esempio, di mettere il piede su un chiodo carico di germi.

Ogni germe che penetra nei nostri tessuti può scindersi in due dopo una ventina di minuti e scindersi di nuovo dopo altri 20 minuti.

Se l’aumento continuasse di questo passo, dopo sette ore in noi si troverebbe un milione di nuovi germi che diventeranno parecchi trilioni il giorno dopo.

Allora, naturalmente, tutto il nostro organismo ne sarebbe invaso.

Ma prima che ciò accada, un altro genere di difesa sarà venuto in nostro soccorso.

Grandissima ammirazione desta la capacità dell’organismo di rinnovarsi, di riparare i danni subiti e di continuare a vivere.

Ogni volta che ci facciamo un taglietto con il rasoio o sbucciando la frutta, inizia un lavoro di costruzione molto più complicato di quello necessario per un grattacielo.

Se questo potere rigenerativo non ci fosse, la chirurgia non potrebbe esistere: la più piccola ferita potrebbe condurre alla morte.

 

Cos’é un infiammazione?

Il processo infiammatorio comincia quando varie sostanze chimiche sono prodotte dove avviene un’ invasione di germi dagli invasori stessi, mentre le cellule lese dell’organismo si difendono.

Queste sostanze chimiche si muovono in tutte le direzioni fino a raggiungere i vasi sanguigni più vicini.

Qui esse provocano il rilassamento delle pareti dei vasi, il che permette la fuoriuscita del plasma, ossia della parte acquosa del sangue.

Al plasma si accompagnano i globuli bianchi del sangue, cioè i leucociti, e varie sostanze chimiche che frenano lo sviluppo dei germi.

 

I leucociti

I leucociti sono una delle nostre difese più curiose ed efficaci.

In apparenza, essi sono simili all’animale unicellulare detto ameba e, come l’ameba, possono spostarsi da un punto all’altro del corpo.

In modo ancora misterioso i leucociti sono attratti verso la sede di un’invasione batterica.

Quando la raggiungono, ingoiano tutte le particelle estranee che vi trovano.

E’ possibile ed interessante osservare al microscopio questo processo.

Un leucocito scivola verso un batterio invasore, lo spinge contro una superficie solida, poi lo avvolge con il suo corpo gelatinoso per immobilizzarlo.

Infine apre un foro nella membrana e lo ricopre come una pelle, così il batterio è interamente assorbito.

Subito dopo, il leucocito scivola via in cerca di una nuova preda.

Milioni di leucociti sono spesso mobilitati dove è in corso un’infezione.

 

Il fibrinogeno e altre sostanze chimiche

Ci sono altri fattori connessi all’infiammazione che aiutano i leucociti nella loro opera.

Nel plasma sanguigno c’è una sostanza chimica detta fibrinogeno che si solidifica rapidamente in una trama di fili.

Questa, con altre sostanze del plasma e con i leucociti, forma una barriera intorno al campo di battaglia, intrappolando i germi in modo che l’infezione venga localizzata.

Foruncoli e ascessi sono esempi tipici del modo in cui la formazione di questa barriera protegge il resto dell’organismo dall’invasione dei germi:

Anche se i batteri sono in tal modo frenati, le risorse di tutto l’organismo sono mobilitate per sconfiggerli.

Alcune sostante chimiche, prodotte durante la scontro con i batteri, entrano nel circolo sanguigno e vanno a dare l’allarme ai depositi dove sono custodite le riserve di leucociti.

Entro pochi minuti milioni di altri leucociti sono immessi nel sangue, che li trasporta a tutti i tessuti.
Mentre ciò avviene, anche il midollo osseo è posto in allarme e accelera la produzione di nuove riserve di leucociti.

Alcuni germi sono rivestiti di una sostanza repellente che allontana i leucociti, mentre altri hanno il potere di uccidere i leucociti che ingoiano.

Ma anche morti, i leucociti continuano a produrre sostanze dannose ai germi.

 

I macrofagi

Se i leucociti non possono completare l’opera di eliminazione dei germi, a loro si aggiungono cellule di maggiori dimensioni (ma sempre microscopiche) chiamate macrofagi.

Questi possono ingoiare non soltanto batteri, ma anche i leucociti che albergano i batteri.

In genere, quando un leucocito o un macrofago ingoia un germe, questo muore, ma non sempre.

Alcuni batteri possono sopravvivere per lunghi periodi nell’interno delle cellule che li hanno ingoiati.

Anzi una cellula può talvolta prolungare la vita di un batterio, proteggendolo dalle sostanze antisettiche del sangue e dai farmaci.

Perciò l’organismo ha bisogno di un mezzo per eliminare questi germi ingoiati e altri prodotti di rifiuto.

 

Il sistema linfatico

A questo scopo, i tessuti sono drenati da una rete di canali detta sistema linfatico.

Leucociti, macrofagi e particelle invadenti entrano nei vasi di questa rete e sono portati dal liquido linfatico ai “nodi linfatici regionali“, ossia alle ghiandole situate nei punti strategici dell’organismo.
Ogni nodo funziona da filtro, trattenendo i batteri e le altre particelle.

Il liquido linfatico fluisce da un nodo all’altro finché raggiunge quelli situati nel collo, dove è scaricato nella corrente sanguigna.

A questo punto, in genere, tutti i germi sono già stati filtrati attraverso il liquido linfatico.

Tuttavia, dopo una malattia, i germi possono sopravvivere nei nodi linfatici per giorni e anche per settimane.

Le ghiandole del collo sono le ultime barriere che impediscono ai germi di raggiungere la corrente sanguigna, e la loro sopravvivenza spiega perché queste ghiandole rimangano talvolta gonfie e dolenti più a lungo.

Anche se alcuni germi riescono a raggiungere la corrente sanguigna, un’altra linea di difesa li attende.

Il midollo osseo, il fegato, la milza e qualche altro organo minore contengono una moltitudine di macrofagi che eliminano dal sangue le particelle invadenti, così come i nodi linfatici filtrano il liquido linfatico.

 

Gli anticorpi

In che modo i leucociti e i macrofagi riescono a distinguere i germi invasori e le altre particelle dalle cellule e dalle molecole proprie dell’organismo?

Il nostro corpo è munito di un sistema d’identificazione che “etichetta” le particelle invadenti.

Queste etichette che si attaccano agli invasori si chiamano anticorpi.

I leucociti e i macrofai ingoiano quasi tutte le particelle che incontrano, ma quelle che essi cercano con la massima voracità sono quelle etichettate dagli anticorpi.

Molte guarigioni da un’infezione sono da attribuire in gran parte all’azione degli anticorpi.

Chi non abbia mai avuto la scarlattina è privo di anticorpi adatti agli streptococchi che causano questa malattia.

Ma se gli streptococchi si assicurano nell’organismo una presa sufficiente per potervisi moltiplicare, allora le fabbriche degli anticorpi cominciano ad attrezzarsi per la loro produzione.

Per alcuni giorni i germi continueranno forse a moltiplicarsi e il malato starà sempre peggio.

Ma una volta che la produzione degli anticorpi sia avviata in pieno, gli anticorpi accorreranno in gran quantità.

Si attaccheranno agli streptococchi della scarlattina che, appena ricevuta la loro etichetta, cadranno preda di leucociti e macrofagi, così la guarigione avrà inizio.

Anche altre sostanze contenute nel sangue contribuiscono a distruggere i batteri a cui si sono legati gli anticorpi.

Sono soprattutto gli anticorpi che ci rendono immuni da altri attacchi di molte malattie comuni.

La prima volta che si è colpiti da una malattia come la scarlattina o il morbillo, le fabbriche di anticorpi richiedono molti giorni per imparare a produrre il tipo giusto.

Una volta che l’abbiano imparato, la produzione può cominciare molto rapidamente e, entro poche ore dall’entrata dei germi, potranno essere prodotte grandi quantità di anticorpi del tipo necessario.

Così la seconda e le successivi invasioni di un particolare tipo di germe sono spesso debellate prima ancora che si possa accorgere di essere stati infettati.

 

Come funziona la vaccinazione

Gli anticorpi, inoltre, permettono di combattere le malattie infettive per mezzo della vaccinazione.

Il vaccino è una sostanza che insegna preventivamente al nostro organismo come produrre rapidamente gli anticorpi contro una malattia che ancora non abbiamo contratto.

Alcuni tipi di germi hanno imparato come sfuggire alle difese degli anticorpi.

Il virus dell’influenza ne è l’esempio più evidente.

Ogni tanti anni si presenta un virus influenzale resistente ai comuni anticorpi influenzali.

Quando ciò accade, un’influenza “pandemica” si diffonde nel mondo, per esempio l’influenza “asiatica”.

In pochi anni quasi tutti hanno contratto l’influenza di nuovo tipo e hanno sviluppato nel proprio organismo gli anticorpi per combatterla.

Allora salta fuori un nuovo virus dell’influenza.

Ogni tipo d’influenza richiede un diverso anticorpo.

 

Anticorpi presi in prestito: la gammaglobulina

Gli anticorpi che circolano nel sangue si trovano per lo più in quella parte del plasma sanguigno detto gammaglobulina.

Questa sostanza, ricca d’anticorpi, può essere estratta dal sangue dei donatori e conservata per lunghi periodi.

Piccole dosi di gammaglobulina iniettate danno un’immunità temporanea contro il morbillo e l’epatite virale; gli anticorpi “presi in prestito”dalla gammaglobulina agiscono esattamente come gli anticorpi prodotti dal nostro organismo.

Anche i neonati si mantengono sani grazie ad anticorpi presi in prestito.

Nelle prime settimane di vita, le loro fabbriche di anticorpi funzionano poco o nulla, ma gli anticorpi ricevuti dalla madre prima della nascita li proteggono per un certo tempo dalla maggior parte delle malattie da cui è immune la madre.

I neonati inoltre ricevono anticorpi protettivi con il latte materno, specialmente con quello secreto nei primi giorni di allattamento.

 

Tossine e antitossine

Alcuni germi attaccano soltanto le cellule delle loro immediate vicinanze.

Altri producono sostanze velenose, dette tossine, che si possono diffondere in altre parti del corpo.

I batteri della difterite e del tetano sono esempi di questi produttori di tossine.

Quando è attaccato da tossine, l’organismo produce antitossine, cioè anticorpi specifici.

E, come ci si può immunizzare contro le malattie da virus con i vaccini contenenti virus denaturati, ci si può anche immunizzare contro le tossine della difterite e del tetamno mediante iniezioni di tossine denaturare, dette tossoidi.

 

La cicatrizzazione

Nell’economia dell’organismo, la ferita ha sempre la precedenza.

Anche coloro che morivano di fame nei campi di concentramento nella seconda guerra mondiale conservavano il potere di cicatrizzazione.

Tutto il materiale necessario al processo di cicatrizzazione è fornito mediante la demolizione di tessuti d’altre parti del corpo.

Così il tessuto muscolare si disgrega per trasformarsi in amminoacidi, che andranno a formare i nuovi tessuti dove si trova la ferita.

Questo è il motivo per cui i feriti gravi deperiscono.

La ferita si riempie di tessuto di granulazione, un materiale rosso, spugnoso, da rappezzo, che viene poi sostituito da tessuto cicatriziale rigido e fibroso.

Obbedendo a una misteriosa forza direttiva, le cellule fibrose si dispongono in esatta formazione geometrica, come i cristalli chimici.

Siccome questi tessuti più complicati hanno bisogno di costante apporto di sangue, è necessaria l’installazione di un intricato impianto di capillari.

Gli studiosi possono seguire questo processo praticando una ferita nell’orecchio di un coniglio: piccoli vasi sanguigni, così delicati da sanguinare al solo contatto, cominciano a scavarsi la via attraverso il nuovo tessuto.

Le loro estremità restano chiuse, altrimenti il sangue si disperderebbe.

Progredendo a caso, arrivano infine ad altri capillari.

Le estremità poi si dissolvono e i due vasi si uniscono, gettando così la base di un nuovo sistema circolatorio.

Con un processo ancora più complesso, le terminazioni nervose si aprono la via del nuovo tessuto.

Tutto questo si svolge in profondità, sotto la crosta che ricopre la ferita, dove nel frattempo si forma la nuova cute.

Intorno ai margini della ferita, le cellule cutanee cominciano a svolgere la loro importantissima funzione.

Prendono ad allungarsi, aprendosi la via verso il centro della zona messa a nudo, così come la corteccia cresce sull’incisione del tronco di un albero.

Il primo strato di cute che ricopre una ferita è sottile, fragile, vivo.

In seguito si ispessirà, le cellule superficiali morranno e s’induriranno per formare un rivestimento permanente e inerte.

Circa una settimana dopo il trauma, la ferita sembra guarita.

In realtà, alcune fasi importanti del processo di guarigione devono ancora scolgersi.

Nei mesi che seguono il trauma, sottili fibre muscolari cominciano a crescere partendo dai due margini della ferita fino a congiungersi e a intrecciarsi.

Il tessuto adiposo si congiunge al tessuto adiposo, il connettivo al connettivo.

Con il tempo, forse entro un anno, il tessuto cicatriziale sarà sostituito da tessuto funzionale.

Il lavoro di ricostruzione sarà allora compiuto.

L’umanità potrebbe sopravvivere senza le “difese in profondità” del corpo umano così meravigliosamente coordinate?

Non sembra probabile.

 

Il miracoloso sistema delle nostre difese

Come agiscono le nostre difese?

In una grande città, un uomo anziano, ma ancora in forma e dall’aspetto sano, scese dal marciapiede senza guardare e fu investito da un’auto.

Morì un’ora dopo all’ospedale.

La moglie, interrogata sulle condizioni di salute del marito, dichiarò che non era mai stato malato in vita sua.

Era una persona sempre attiva mentalmente e fisicamente.

Eppure, questi sono i risultati dell’autopsia:

1) tubercolosi a tutti e due i polmoni;

2) cirrosi epatica con tutto il sangue circolante attraverso una nuova serie di vasi sopra e sotto il fegato;

3) disfunzione renale cronica, ma con abbastanza tessuto renale ancora sano e funzionante nonostante i reni fossero parzialmente distrutti;

4) indurimento delle arterie e, di conseguenza, ingrossamento del cuore per compensare.

Senza dubbio, egli aveva da lungo tempo la pressione sanguigna elevata.

Ma tutto questo non lo seppe mai.

Era un uomo che stava bene nonostante avesse quattro disfunzioni parzialmente letali.

Se il timone d’un bastimento viene danneggiato da una tempesta, si ricorre spesso a un timone di fortuna.

Quattro organi vitali s’erano provveduti di difese compensatrici, ma in complesso il suo era ancora un “organismo funzionante”.

« Quando si conosce bene il corpo umano e la sua singolare capacità di sopravvivere, ci si meraviglia che qualcuno s’ammali »

disse una volta il dottor Walter Cannon.

Ogni medico sa che, su dieci suoi pazienti, nove guariscono, purché si dia loro soltanto riposo, alimentazione opportuna e serenità.

Come un battello si raddrizza dopo essere stato quasi capovolto dal vento, così il corpo umano si riprende dopo piccoli colpi quotidiani quando è in buona salute, così come dopo le tempeste delle malattie.

E tutto grazie alle sue difese.

 

Le riserve e la “saggezza” del corpo

Gli organi del nostro corpo posseggono riserve a cui si può far ricorso nel bisogno.

Se un uomo soffre di tubercolosi dei polmoni, questi in parte vengono distrutti; ma il tessuto polmonare che resta è molto più che sufficiente.

Ci possiamo affidare a questa riserva per tirare avanti, come fece il medico americano Trudeau, che continuò a lavorare sodo per 40 anni, nonostante gli fosse rimasta sana soltanto una parte di un polmone.

Gli esperimenti hanno dimostrato che si possono asportare oltre due quinti del fegato e quel che resta è sufficiente alla funzione dell’organo.

Quando nel corso di un’operazione vediamo il chirurgo tagliare e legare trenta o quaranta vasi sanguigni, ci viene da pensare che cosa ne sarà del sangue che vi circolava.

Sta di fatto che abbiamo molti più vasi di quelli che ci occorrano.

Ciascuno di noi ha, inoltre, circa otto metri e mezzo d’intestino. Se ne può asportare un metro e più senza conseguenze.

Quando un’infiammazione colpisce una valvola cardiaca e la deforma, il malato non potrebbe sopravvivere se il cuore non divenisse a poco a poco più spesso, rinforzando così il proprio apparato muscolare.

Un cuore che generalmente ha le dimensioni d’un pugno diventa due o anche quattro volte più grande, perché è necessario.

Come può un chirurgo osare l’asportazione di un rene?

Lo fa sapendo che quando un rene viene tolto, l’altro comincia a ingrossarsi fino a raddoppiare di volume per poter compiere il lavoro di tutti e due.

Si sviluppano tutti i più minuti particolari; e bisogna tener presente che l’architettura del rene è molto più articolata di quella di un edificio.

Questa ingegnosa capacità è stata chiamata la “saggezza del corpo”.

 

Il riposo

Un’altra difesa naturale dell’organismo è il riposo.

Se ci si sloga un polso, ancor prima che arrivi il medico, la Natura ce lo immobilizza rendendolo tanto dolente e gonfio che non ci arrischiamo a muoverlo.

Se qualcuno è scosso emotivamente o fisicamente oltre un certo limite, la Natura interviene e lo fa svenire.

Se ci si ferisce un dito con una scheggia di legno sporca, si ha produzione di pus o suppurazione.

Anche questo è un meccanismo con il quale il corpo umano si difende.

Ma che cos’è ciò che chiamiamo “pus“?

Si tratta dei residui morti dei globuli bianchi accorsi a combattere i batteri e sconfitti nella lotta.

Formano una barriera difensiva fra i batteri che attaccano da un lato e il circolo sanguigno dall’altro.

Quasi tutti i casi d’appendicite sarebbero letali se la Natura non erigesse questa barriera attorno all’appendice malata, per limitare l’infiammazione fino all’intervento del chirurgo.

Siamo dotati di un grande potere curativo che tende a restituirci la salute: ci munisce di una vigilanza sempre attenta, che i medici e i chirurghi cercano di imitare e aiutare con la loro opera.

Nella lotta contro la malattia, abbiamo sempre al nostro fianco questa forza straordinariamente potente e ingegnosa.

Le difese del nostro corpo accorrono in nostro aiuto ogni volta che ne abbiamo bisogno, a patto che accettiamo di trattare bene il nostro corpo.