Stamattina ero ad un interessantissimo Congresso sul come tirare fuori il meglio di sè.

Mentre ascoltavo la relatrice, mi è venuto in mente un interessante articolo che lessi tempo fa.

All’epoca, mi aiutò a capire l’architettura della mente e alcune delle ragioni per cui le persone, a volte, entrano in un loop mentale tale da tenerle esattamente nelle situazioni da cui vorrebbero allontanarsi.

La metafora

Gurdjieff paragona l’essere umano a una carrozza dove la carrozza è il corpo fisico, i cavalli le emozioni, il cocchiere la mente, e il passeggero la coscienza.

Che cosa succede quando il passeggero dorme e quindi il cocchiere decide la strada, la direzione? Che cosa succede quando il cocchiere e’ confuso e non sapendo dove andare, si lascia trasportare dai cavalli che corrono senza una meta?

Durante la nostra giornata il passeggero è quasi sempre dormiente.

Questo sonnellino lascia spazio al cocchiere che molte volte segue sempre la solita abitudinaria strada e andatura dei cavalli secondo i programmi dell’inconscio.

L’inconscio lavora in automatico e conosce perfettamente cosa fare, dopo aver ricevute le appropriate informazioni.

Tutti coloro che hanno preso la patente ricorderanno la difficoltà delle prime lezioni di guida.

Dopo poco tempo, guidare è diventato scontato e automatico, tanto da potersi permettere di fare tante altre cose mentre si guida, anche troppe!

Poiché l’inconscio non può scegliere cosa imparare e cosa scartare, spesso memorizza programmi e credenze limitanti ricevuti durante l’infanzia e dall’ambiente circostante che possono in futuro rivelarsi disfunzionali per il benessere personale.

A quel punto la mente, come un bravo cocchiere, prende il sopravvento e continua a percorrere le stesse strade, le stesse esperienze, situazioni e gli stessi incontri, anche se non più desiderati o necessari.

Come può il cocchiere dare le opportune istruzioni ai cavalli se non sa dove dirigersi!?! e per sapere dove andare ha bisogno di ascoltare la voce del passeggero, cosi’ da prendere in mano le redini e guidare i cavalli.

Il passeggero è la nostra parte saggia, la famosa vocina interiore che possiamo chiamare coscienza, Se’ superiore o altro.

Il nome non importa.

È fondamentale entrare in contatto con questa parte, la sola che possiede tutte le risorse e le risposte per la riuscita della nostra vita.

Per assecondare i nostri reali bisogni, per esprimere la nostra unica essenza, la sola che può dare le istruzioni precise alla nostra mente cosciente per essere comprese e accettate dall’inconscio.

L’efficace metafora della carrozza di Gurdjeff spiega chiaramente bene come funziona l’essere umano e l’importanza di essere svegli e presenti nel qui e ora.

Osservando quelli che sono i nostri pensieri, schemi mentali e comportamenti automatici ben radicati nell’inconscio.

Quando il passeggero e’ sveglio, si può finalmente rendere conto se la strada scelta dal cocchiere e l’andatura dei cavalli sono il frutto di una scelta consapevole oppure del solito programma o bisogno nevrotico della mente egoica, e scegliere se proseguire o cambiare direzione.

Solo allora con questa capacita’ d’osservazione, consapevolezza e presenza si puo’ trovare la forza, per iniziare a cambiare strada, percorso e paesaggio.

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