Che cos’è la febbre?

Come si verifica la febbre?

Ogni giorno milioni di persone si mettono il termometro per provarsi la febbre.

Molti credono che, più alta è la febbre, più grave sia la malattia.

I medici non ne sono altrettanto sicuri.

Da oltre duemila anni si chiedono: la febbre è amica o nemica?

E’ indice di quanto sia malato l’individuo o di quanto sia grande lo sforzo dell’organismo per guarire?

Ma prima di tutto: che cos’è la febbre?

E’ l’indicazione che l’organismo genera calore con maggiore rapidità di quanto lo perda.

Il sistema di riscaldamento del nostro organismo è, sotto molti aspetti, simile all’impianto di riscaldamento di una casa.

Il cibo che mangiamo viene bruciato, soprattutto dal tessuto muscolare.

Il calore ottenuto è diffuso in tutto l’organismo attraverso i vasi sanguigni.

Come una casa ben costruita, l’organismo ha il suo isolamento: uno strato di grasso sottocutaneo per ridurre le perdite di calore.

Tutto il sistema è comandato dalle cellule dell’ipotalamo, che si trova nella parte inferiore del cervello.

L’ipotalamo è il termostato dell’organismo.

Quando è spinto troppo in su, si ha la febbre.

Allora il meccanismo della traspirazione si rallenta e la pelle diventa calda e secca.

Non erano mai stati fatti studi approfonditi sulla temperatura del corpo finché, alla metà del secolo scorso, il dottor Carl Wunderlich, dell’Università di Lipsia, misurò la temperatura di 100.000 persone e concluse che la temperatura “normale” del corpo era 37°.

Oggi i ricercatori notano che la temperatura del corpo varia molto durante il giorno: più bassa nelle prime ore del mattino, più alta verso sera.

Perciò i medici pensano che sia preferibile parlare di una “zona” normale che va da 36,2° ai 37,5° centigradi.

Sebbene sia un ottimo distributore di calore, il sangue non adempie il suo compito in modo perfetto.
Se la temperatura nella bocca è di 37°, quella rettale è di solito mezzo grado più alta.

Il fegato, che è l’organo più caldo del corpo, è sui 38°.

La temperatura della regione inguinale è di almeno mezzo grado più bassa di quella interna.

La sopravvivenza della razza umana dipende dal fatto che la temperatura resti in questi limiti.

Se li supera, i testicoli non possono produrre i loro agenti fecondatori.

 

Che cosa provoca la febbre?

Svaratissime cause, di cui una è l’ansietà.

Solo per la paura di andare all’ospedale, un bimbo può avere febbre da 38° a 39°.

Un medico del consiglio di leva osservò che la temperatura di 324 future reclute, preoccupate del loro stato, era in media di quasi mezzo grado superiore al normale.

Inoltre una lesione all’ipotalamo, causata da un incidente o da un tumore in quella zona, provoca spesso febbre altissima.

Le malattie da batteri e da virus sono di gran lunga le maggiori cause di febbre.

Il preciso meccanismo con il quale questi microbi provocano la febbre non è noto.

Ma il dottor Paul Beeson, dell’Università Yale, ritiene che, sotto l’azione dell’attacco di microbi, i globuli bianchi del sangue liberino sostanze chimiche causanti febbre, dette pirogeni, che stimolano l’attività dell’ipotalamo, rialzando la temperatura del corpo.

 

E’ dannosa la febbre?

Alcune febbri sono senz’altro pericolose, specialmente quelle causate da lesioni cerebrali, tumori e colpi di sole.

Arrivano a livelli tali per cui la sola temperatura basta a mettere in pericolo la vita.

Una febbre di 42,8°, per esempio, causa un danno irreparabile al cervello, se non è fatta scendere rapidamente con impacchi freddi o con immersioni in una vasca d’acqua fredda.

La febbre che segue a un attacco cardiaco è anch’essa cosa grave.

Con la febbre, infatti, il ritmo dell’attività cellulare dell’organismo (metabolismo) può aumentare molto.

A questo ritmo più rapido, le cellule hanno bisogno di maggiore quantità d’ossigeno.

Ne deriva un ulteriore aggravio per il cuore già colpito.

Questi casi, però, costituiscono l’eccezione.

Per le solite febbri che accompagnano i raffreddori, i mal di gola e simili, bisognerebbe tener presente questo.

La febbre non è una malattia, ma un sintomo, spesso prezioso e rivelatore.

Molti medici mettono oggi in dubbio la saggezza di combattere la febbre con i classici rimedi.

La febbre può essere il migliore, o addirittura, l’unico segno per seguire il decorso di una malattia, perché molte malattie hanno un andamento febbrile facilmente riconoscibile.

Nel tifo, per esempio, la febbre è continua.

Nella malaria è intermittente: temperatura normale per alcuni giorni, seguita da una rapida ascesa.

L’andamento è remittente (fluttuazioni giornaliere, temperatura sempre sopra la norma, ma vicina a questa in alcune ore del giorno) nelle infezioni ossee, negli ascessi addominali, nella terza settimana del tifo, nell’infezione del sangue – o setticemia – e nella tubercolosi polmonare.

 

Oltre quale limite la febbre diventa pericolosa?

Non esiste una norma sicura.

E’ stato osservato che l’individuo sopravvive di rado a temperature sui 43°.

Tuttavia, la temperatura non oltrepassa quasi mai 41°.

L’organismo possiede un meccanismo di soccorso che entra in funzione a questo punto.

Si avvia una serie di fatti volti a proteggere la vita.

L’ammalato di solito entra in coma.

L‘afflusso ai vasi sanguigni più superficiali aumenta e la sudorazione è abbondante.

Questi fatti producono un raffreddamento e la febbre comincia a scendere verso livelli meno pericolosi.

 

I benefici della febbre

La febbre stimola l’organismo a produrre un maggior numero di globuli bianchi, che combattono i batteri, e di anticorpi che li uccidono.

Prove recenti dimostrano che la febbre aumenta la produzione dell’ormone ACTH, il quale, a sua volta, combatte l’effetto nocivo della malattia sull’organismo.

Sembra anche che intensifichi l’azione di antibiotici come la penicillina.

A certi livelli moderati di temperatura alcuni batteri vengono semplicemente cotti fino a morire.

Nel secolo scorso, per esempio, i medici notarono che dopo un attacco di alcune malattie febbrili (malaria, tifo) molti malati guarivano dalla sifilide.

Ciò indusse il dottor Julius Wagner-Jauregg, un medico austriaco, a infettare i pazienti con la malaria per curare la sifilide.

Più tardi si giunse a procurare la febbre artificiale con la corrente elettrica ad alta frequenza.

 

False credenze

Con la migliore conoscenza della febbre, molte vecchie regole sono state rivedute.

Prima era norma abituale combattere la febbre con il digiuno, ciò che senza dubbio portava al decesso di molti ammalati già gravemente debilitati.

Siccome la febbre accelera il ritmo del metabolismo, il fabbisogno di alimenti solidi e liquidi aumenta: occorre perciò una dieta ricca di proteine, vitamine e liquidi.

Un’altra vecchia norma era quella di coprire il malato con coperte e di riscaldare molto la camera per farlo sudare e quindi far scendere la febbre.

Era la cura peggiore a cui si potesse ricorrere.

In preda alla febbre, l’organismo lotta per liberarsi dal calore eccessivo.

In questo modo gli si rendeva più difficile il compito.

Dunque: camera fresca, coperte leggere.

Inoltre era consuetudine tenere a letto gli ammalati.

In certe circostanze anche questa abitudine può essere abbandonata.

Qualche tempo fa un medico compì uno studio su 1082 bambini febbricitanti.

Alcuni furono tenuti a letto, altri furono lasciati girare per casa.

La temperatura tornò normale quasi allo stesso tempo in entrambi i gruppi.

Nelle malattie “solite”, o che non superano certi limiti di pericolosità, ai bambini può essere consentito il riposo che preferiscono e di giocare tranquilli in casa.

Non bisogna però dimenticare che possono essere gravemente ammalati anche con febbre inferiore a 38°.

Molti colpiti da poliomielite non hanno mai superato questa temperatura.

La febbre alta, la febbre persistente e la febbre accompagnata da altri sintomi come nausea, mal di gola, dolori, gonfiori o eruzioni cutanee devono comunque essere sempre segnalate al medico.

Per concludere, la febbre non è più la cosa spaventevole di una volta.

Oggi è considerata, nella grande maggioranza dei casi, più un’amica che una nemica.