5 Rimedi Naturali contro il Mal di Schiena

Essendo tra le principali cause di assenza dal lavoro, il trattamento del Mal di Schiena è un argomento molto sentito anche nei piani alti delle aziende.

Il 97% della popolazione soffre di Mal di Schiena almeno una volta nella vita, per questo è importante capire come affrontarlo, quando arriva.

Le cause

Le cause del Mal di Schiena sono molteplici e spesso riconducono ad uno scorretto stile di vita, eccesso di stress e posture scorrette.

Principalmente si parla di Mal di Schiena Lombare quando il dolore è “basso”, come è più frequente.

Oppure si può parlare di Mal di Schiena Sacrale quando la zona dolorosa è all’altezza delle natiche.

Quando il Mal di Schiena è Cervicale si avvertono dolori nella regione del collo e ai muscoli ad esso connessi, fino ad arrivare alle spalle, nei casi più gravi anche con irradiamento alle braccia e mani.

Meno frequente è il Mal di Schiena Dorsale, un dolore che riguarda spesso chi soffre di scoliosi o, nei casi meno gravi di alcuni vizi posturali che si ritrovano spesso negli studenti, dai 6 anni in su.

Rimedi contro il Mal di Schiena

Come in tutte le malattie il primo rimedio è la prevenzione, evitare i fattori scatenanti sopra citati eliminerà il 70% delle possibilità di soffrire di Mal di Schiena, o comunque di soffrirne in forma grave.

I 5 rimedi naturali che preferisco:

Arnica – Se nonostante le giuste accortezze ci trovassimo a fare i conti con in Mal di Schiena, allora possiamo utilizzare dell’Arnica in Gel, che si trova in tutte le farmacie e che si può anche ordinare su internet. Massaggiando la zona dolente con dell’Arnica e mettendo subito dopo una pellicola da cucina, sarà possibile allentare i muscoli e attenuare i sintomi. L’Arnica non macchia, quindi può essere tenuta sia durante la notte che durante il giorno, sotto i vestiti.

Yoga – Se il Mal di Schiena si presenta in forma lieve, nel senso che ci permette di abbassarsi abbastanza agilmente, lo Yoga è un ottimo alleato contro i sintomi del Mal di Schiena. Senza mai esagerare o arrivare a sentire il dolore acutizzasi, sarà possibile eseguire semplici posizioni di Yoga e traendone grande beneficio. Il consiglio è di farsi seguire da un Istruttore Certificato, oppure di seguire questi semplici esercizi che si possono fare anche da soli a casa.

Artiglio del diavolo – Ottimo come alterantiva all’Arnica, l’Artiglio del Diavolo ha delle proprietà antidolorifiche e antinfiammatorie, per questo è molto diffuso in fitoterapia. Rivolgetevi alla vostra erboristeria di fiducia per consigli sulle tinture o compresse fitoterapiche, io uso queste compresse quando ne ho bisogno.

Olio essenziale di lavanda – Per le sue proprietà rilassanti, la lavanda è un rimedio per il Mal di Schiena leggero, che in una scala da 0 a 10 arriva a 3, e genera beneficio grazie ai suoi oli essenziali, che si possono utilizzare per massaggiare la zona dolente. Tra l’altro, ha anche un ottimo profumo!

Sale caldo – Ultimo ma il mio preferito, il Sale Caldo è secondo me il più economico, più rapido e più reperibile tra i rimedi naturali contro il Mal di Schiena.

LA RICETTA

Scaldare 1 kg di sale grosso in una padella o pentola (ovviamente senza acqua).

Portare il sale ad alte temperature

Versare il sale (senza toccarlo!!!) in un calzino o panno molto spesso.

Dopo di che appoggiare il sale sulla zona dolente debitamente coperta da uno strato di tessuto, come una maglietta.

Tenete il sale sulla zona dolente fintanto che non si fredda, gran parte del dolore si allevierà!

Ricadute

Il 30% dei Mal di Schiena si ripresentano periodicamente semplicemente perchè, una volta passato il dolore, tendiamo a trascurare le cause.

Una volta attenuati i sintomi del Mal di Schiena sarà necessario rivolgersi al vostro medico e ad un professionista che saprà riconoscere le cause e trattarle.

La migliore cura rimane sempre la prevenzione.

Gli Essenziali: la guida ai libri che ti Formano

Attraverso i libri scorrono parole, pensieri, emozioni.

Prima di passare alla lista dei libri vorrei ricordarti le 5 regole fondamentali per leggere bene e molto:

1. Leggi tutti i giorni

Anche poco, ma leggi ogni giorno qualche pagina. Se sei all’inizio e leggi lentamente non preoccuparti, con il tempo leggerai sempre più velocemente e imparerai a capire come essere sempre più veloce. 10 o 20 pagine al giorno corrispondono a quasi un libro a settimana.

2. Annota i punti chiave

Mentre leggi un libro, assicurati di avere con te un taccuino su cui riportare le parole o le frasi chiave di quello che stai leggendo, cerca di non usare più di uno o due fogli formato A5, la schematizzazione è tutto.

3. Leggi tutto il libro

Non cadere nella tentazione di saltare qualche capitolo e leggere solo alcune parti del libro, a volte i concetti più vaghi vengono riassunti e chiariti in poche righe, sono in gancio giusto per comprendere il resto del libro.

4. Programma i libri che leggerai

Se vuoi sapere qualcosa di un argomento, non limitarti a leggere un solo libro, spesso lo stesso concetto viene trattato da più autori e avere diversi punti di vista ti permetterà di coltivare il tuo.

5. Conserva i tuoi appunti, e rileggili di tanto in tanto

In un libro di memorizzazione veloce, si consigliava di leggere l’argomento, lasciarlo da parte per una settimana e rileggerlo una seconda volta, dopo di che aspettare altri 21 giorni e leggerlo una terza volta. Così facendo i concetti vengono impressi nella mente per sempre. Io l’ho provato e devo dire che spesso funziona.

Quando ho iniziato a leggere ero già grande, avevo appena finito le scuole superiori, e avevo bisogno di nuovi stimoli.

Fino ad allora il mio rapporto con i libri era stato pessimo, passavo le giornate a fare sport, in giro con gli amici o a fare il minimo indispensabile per non essere bocciato.

I miei risultati scolastici sono sempre stati sufficienti, e il mio impegno nel perseguirli era tremendamente vantaggioso, come si dice: minima spesa, massima resa!

Una volta arrivato all’Università sono rimasto affascinato: aule dislocate in giro per la città, professori dinamici e che si rivolgono rispettosamente agli studenti, colleghi di studi che si aiutano tra loro, insomma tutta una altra storia.

La cosa che mi piaceva di più era l fatto che nessuno si chiedeva se avessi studiato o meno, alla fine del corso c’era l’esame e lì te la giocavi con il professore: promosso o bocciato, anzi se non eri soddisfatto del voto potevi addirittura rifiutare il voto e ripetere l’esame.

Musica per le mie orecchie.

Mi accorsi che non ero stato programmato per ascoltare passivamente un professore per 6 ore al giorno, 9 mesi l’anno, senza confronti aperti e con una marea di compiti da fare.

La facoltà di Scienze Motorie era dislocata in tutta Firenze, aule a Careggi, piscine a Novoli, stadio a Firenze Sud, e così via.

Le lezioni erano pratiche la mattina e teoriche il pomeriggio, 33 esami in 3 anni, non ci si annoiava.

Durante l’Università iniziai a lavorare, garantendomi un soggiorno un pò più lungo del previsto nell’Ateneo fiorentino.

Ad ogni modo, avevo trovato il mio Metodo di studio, da lì non mi sarei più fermato, e così è stato.

In questa guida vorrei consigliarti i migliori tra i libri che ho letto, la lista è in costante aggiornamento, quindi ti consiglio di tornare a dare un occhiata ogni tanto.

Gli Essenziali

Ognuno di noi ha uno scaffale di libri che rileggerebbe all’infinito.

Alcuni per i consigli, altri per le citazioni, altri ancora per le emozioni che leggendoli riescono a darti.

Questa è la mia e credo che chiunque voglia migliorare e crescere professionalmente debba assolutamente leggerti tutti.

Il mio consiglio è di sospendere qualsiasi attività in corso e dedicare qualche settimana a leggerli, ognuno di questi libri ha dato il via ad un progetto o ad una collaborazione, migliorando inevitabilmente la qualità del mio lavoro e della mia vita.

Ho riassunto e schematizzato ognuno di questi libri e un giorno pubblicherò anche i miei appunti, ma niente potrà sostituire le ore passate a leggerli.

Ecco la TOP10:

  1. Come ottenere il meglio da sé e dagli altri di Anthony Robbins (devo a questo libro tutto quello che ho fatto, compreso questo articolo, ecco l’ho detto)
  2. Se vuoi puoi di Bernard Roth
  3. The miracle morning di Hal Herold
  4. Chi ha spostato il mio formaggio? di Spencer Johnson
  5. Il più grande venditore del mondo di Og Mandino
  6. Il nuovo One Minute Manager di Spencer Johnson e Ken Blanchard
  7. Pensa e arricchisci te stesso di Napoleon Hill
  8. Strategia Oceano Blu di Chan Kim e Renè Mauborgne
  9. La mucca Viola di Seth Godin
  10. Padre Ricco, Padre Povero di Robert Kiyosaki

Formazione Scientifica

Per quanto riguarda la mia formazione in Anatomia, Biomeccanica e Fisiologia, ho sempre studiato moltissimo, utilizzando le mappe mentali con cui puntualmente tappezzavo le pareti della mia camera.

Questi sono stati i testi che mi hanno accompagnato per tutta l’università e che vivono ancora con me, nello scaffale del mio studio, per essere consultati quando serve (fa bene a tutti):

  1. L’Anatomia l’ho studiata su questo fantastico libro, ma esiste anche una versione più recente, la Netter e Gray che comprende sia il manuale di anatomia che l’atlante Netter, l’atlante che ho usato io scritto da un pazzo scatenato che ha disegnato a mano le illustrazioni anatomiche con una precisione millimetrica.
  2. Istologia
  3. Fisiologia Medica
  4. L’Allenamento Ottimale  (la bibbia dei Dottori in Scienze Motorie)
  5. Periodizzazione dell’allenamento (altro libro da imparare a memoria)

E una serie infinita di libri di settore, anche stranieri.

Formazione Osteopatica

Dopo la laurea mi sono specializzato in Osteopatia, una disciplina bella e affascinante che oltre a diventare il mio lavoro, è diventata la mia filosofia di vita.

L’Osteopatia necessita una conoscenza maniacale dell’anatomia, dell’embriologia e delle tecniche manuali.

  1. Anatomia, per gli amici osteopati IL TESTUT
  2. Medicina Osteopatica
  3. Principi di Medicina Manuale, per gli amici osteopati IL GREENMAN
  4. Osteopatia in ambito craniale, per gli amici osteopati IL MAGOUN
  5. Embriologia umana
  6. Atlante delle tecniche osteopatiche
  7. La fascia
  8. Anatomia e osteopatia
  9. Test ortopedici e neurologici
  10. Osteopatia: ricerca e pratica di A.T. Still
  11. Filosofia e principi meccanici dell’osteopatia di A.T. Still
  12. Autobiografia di A.T. Still

Leggere è stata una scoperta, mi ha portato a viaggiare con la mente e non solo, ho potuto crescere e fare delle mie passioni il mio lavoro, spero che sarà così anche per te.

Modelli per studiare e attrezzatura

Per quanto possa essere preciso un libro di Anatomia, niente potrà sostituire la “prova sul campo”.

Toccare, mettere in discussione e vedere quello che studi è meglio di qualsiasi altra tecnica di memorizzazione.

Associare quello che si legge o si studia alla sensazione visiva, auditiva o cinestesica (chi ha letto i 10 indispensabili sa a cosa mi riferisco) è un’arma infallibile per MEMORIZZARE e NON DIMENTICARE mai più ciò che si studia.

Ecco i modellini che negli anni ho acquistato:

Cranio scomponibile MAGNETICO, utile per tutti, fondamentale per gli Osteopati

Rachide, ottimo anche da tenere in studio per spiegare l’anatomia ai pazienti

Scheletro completo per tenere corsi e conferenze, lo uso come supporto alla didattica.

Lettino elettrico, l’unico investimento in attrezzatura fondamentale per un osteopata se non si vuole impazzire ad avvitare e svitare 2 viti per zampa ogni volta che cambiamo tecnica, in tal caso la scelta più economica è questa.

Che cos’è il cervello

Tronco cerebrale, midollo spinale e spina dorsale

Il cervello umano è come un fiore in cima ad un sottile stelo.

I sette o otto centimetri superiori dello stelo, costituiti da un cordone bianco di fibre nervose chiamato tronco cerebrale, sono racchiusi dal cranio e sono in parti affondati tra i due emisferi del cervello.

Il resto dello stelo, il midollo spinale, è un prolungamento di quel cordone fuori dal cranio.

Il midollo corre in basso attraverso i fori delle vertebre della spina dorsale e termina in fondo alla schiena.

Dallo stelo centrale partono varie diramazioni, che con le loro fibre più sottili arrivano nei punti più distanti dell’organismo, dalle radici dei capelli e dei denti alle punte delle dita dei piedi.

Come si compone il cervello

Il cervello è costituito da circa un chilo e mezzo di “sostanza confusa racchiusa in una cavità oscura e tiepida”, una massa grigio-rosa, umida ed elastica, delle dimensioni di un pompelmo.

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Quello che dobbiamo sapere sulle medicine di oggi

Effetti positivi e negativi delle medicine moderne

Le medicine che si prendevano qualche decina di anni fa non potevano causare gravi danni: ma, d’altra parte, non avevano nemmeno grande effetto.

Adesso le medicine possono fare molto bene, ma anche molto male.

Molti non capiscono che il farmaco capace di guarigioni “miracolose” riesce a fare ciò alterando in modo radicale i processi dell’organismo.

A ogni medico capitano malati che lo vogliono convincere a prescrivere potenti medicine per malattie poco importanti.

Un genitore troppo apprensivo, nonostante il consiglio di uno specialista, intende procurarsi un potente ormone per far maturare sessualmente il figlio quattordicenne.

Un giovane si fa curare l’acne con un antibiotico di grande efficacia, il cloroamfenicolo, farmaco pericoloso ma anche molto utile in certe gravi malattie.

E’ probabile che il farmaco guarisca l’acne, ma il ragazzo potrebbe morire di anemia aplastica provocata dalla cura.

I farmaci moderni vanno usati con precauzione.

Per esempio, si può essere o diventare allergici ai farmaci più comuni.

La penicillina è certamente un rimedio efficace – se ne consumano ogni anno centinaia di tonnellate – ma spesso è assunta indiscriminatamente.

Lo choc da penicillina e altri effetti collaterali sono un grande pericolo per coloro che ne hanno abusato in situazioni in cui non c’era bisogno.

Inoltre spesso molte medicine, comprate senza ricetta, non sono considerate alla stessa stregua delle medicine prescritte dal medico.

Un esempio sono i lassativi, farmaci da banco propagandati come innocui.

Un altro rischio è il prendere sbadatamente e senza criterio medicine avanzate dopo una malattia o dopo la malattia di un’altra persona,

Il medico ha bisogno di conoscere tutte le medicine che prendiamo.

Quando si entra in un ospedale anche per una semplice operazione chirurgica, bisogna sempre comunicare i farmaci che assumiamo e non trascurare niente, perché anche un tranquillante può avere effetti negativi se unito ad altri farmaci.

Allo stesso modo, dobbiamo essere in grado di riferire ai medici che consultiamo il nome di ogni medicina prescritta.

Controindicazioni dei farmaci

Le medicine possono originare o nascondere certi sintomi.

La sonnolenza può essere causata da un farmaco contro le febbri di natura allergica.

L’insonnia da un medicinale usato per una cura dimagrante.

Tranquillanti come la cloropromazina e la reserpina tendono a potenziare l’azione di certi farmaci e a contrastare quella di altri.

Gli stimolanti psichici, presi prima o dopo un altro medicinale, ne possono moltiplicare o annullare gli effetti.

Per chi guida l’auto è bene chiedere sempre al proprio medico se non ci sia pericolo a guidare dopo aver preso le medicine prescritte.

Gli esperti sono convinti che medicine considerate “innocue” causino problemi a molti automobilisti, ancora di più se prese insieme ad alcolici.

Questo può accadere, per esempio, con idrato di cloralio, un medicinale contro l’insonnia.

Sempre ascoltare il medico

Come è rischioso assumere un’eccessiva dose di un farmaco potente, altrettanto imprudente è rifiutarsi di prendere quelle prescritte dal medico, come fanno certi ammalati, a volte per motivi inspiegabili.

La paura è la ragione principale che induce i malati a rifiutare le medicine di cui hanno bisogno: paura di essere avvelenati o di prenderne l’abitudine.

Per alcuni prendere dei farmaci è addirittura un segno di debolezza morale.

Queste fisime mettono il medico nell’impossibilità di curare molti malati, le cui sofferenze potrebbero essere alleviate senza pericolo.

Un’altra frequente difficoltà per i medici è quella di convincere i malati a continuare la cura per tutto il tempo necessario.

Se sono state ordinate medicine per malattie croniche, di solito è un errore smettere la cura senza il consiglio del medico.

Dobbiamo accettare le medicine moderne: possono nuocere molto se usate male ed essere preziose se usate con criterio.

Non dobbiamo avere paura delle medicine, ma imparare a capire quello che possono e quello che non possono fare.

Le nostre armi segrete contro il freddo

Il mantenimento del calore corporeo

Noi esseri umani siamo animali semitropicali.

I nostri corpi, nudi e a riposo, sono fatti in modo da potere mantenere senza sforzo la temperatura interna quando il termometro segna 30°.

Ma l’organismo ha in sé vari metodi che gli consentono di affrontare temperature molto più basse.

Così gli indigeni che vivono esposti al clima glaciale della Terra del Fuoco, vicino alla punta antartica dell’America del Sud, possono sopravvivere per generazioni, anche senza alcun vestiti e con pochissimi ripari.

Quando fa freddo riusciamo a mantenerci in uno stato di benessere, in parte producendo maggiore calore nei nostri centri di combustione e in parte conservandolo.

Le più importanti fonti di calore interno sono i muscoli, che utilizzano circa il 70% dell’energia ottenuta dagli alimenti che essi consumano.

In condizioni normali, i muscoli dell’organismo generano il calore sufficiente a far bollire ogni ora più di un litro d’acqua gelida.

Quando agitiamo le braccia o pestiamo i piedi, aiutiamo i muscoli ad aumentare il calore che producono.

Fino a che punto l’attività muscolare ci consenta di allontanare il freddo, è stato chiarito dagli esperimenti eseguiti dal Consiglio Nazionale Canadese delle Ricerche.

Tali esperimenti dimostrano che lo stesso vestiario che serve per mantenere calda una persona in stato di riposo con 20° basterà a tenerla calda con 5° se cammina in fretta, e perfino a 20° sotto zero se si mette a correre.

Se non combattiamo il freddo tenendo volontariamente con l’esercizio dei muscoli, questi se ne assumono l’incarico e si riscaldano mettendosi a tremare.

“E’ il tremito” ha detto un fisiologo ” che spiega in gran parte perché tanti abbiano freddo e così pochi rimangano congelati”.

Infatti, con temperature estremamente rigide, il forte tremito può perfino salvarci dal morire assiderati.

 

Il calore dagli alimenti

I muscoli, producendo più calore quando fa freddo, consumano maggiore quantità di energia tratta dagli alimenti.

La Natura provvede aumentando l’appetito.

In media si consumano 30 calorie in più il giorno per ogni centigrado di cui scende la temperatura.

Uno studio condotto sui soldati americani ha concluso che quelli di stanza nei Tropici, dove la temperatura è in media di 33°, trovano sufficiente una dieta di 3.000 calorie al giorno.

Quelli invece di stanza nelle regioni polari, dove la temperatura è in media di 32° sotto zero, hanno bisogno di 5.000 calorie giornaliere.

Nei climi temperati, il fabbisogno medio di un uomo addetto a lavori pesanti è di circa 3.500 calorie al giorno.

 

Le reazioni dell’organismo al freddo

Invece di aumentare la propria produzione di calore quando fa freddo, possiamo raggiungere quasi lo stesso risultato conservando il calore che si ha.

Un metodo semplice è quello che tutti conosciamo: quando si ha freddo, istintivamente ci si raggomitola, riducendo l’ampiezza della superficie attraverso la quale il calore interno viene dissipato.

Meno noti sono i mutamenti che avvengono automaticamente nel sangue e nella pelle.

Di solito, il sangue e la pelle funzionano da impianti di raffreddamento, come l’acqua nel radiatore di un’automobile.

Il sangue caldo che esce dagli organi interni viene raffreddato scorrendo attraverso la pelle, in un flusso che ha una portata variabile dai 200 ai 300 litri circa ogni ora.

Quando si ha freddo, invece, molti capillari della pelle si restringono, riducendo il flusso sanguigno a un quinto del normale (e anche meno), con il risultato che la pelle aiuta a conservare il calore.

L’efficacia di questa coperta epidermica dipende in parte dallo spessore dello strato di grasso sottostante.

In genere le persone provviste di grasso ben distribuito sopportano il freddo intenso meglio di quelle magre, ma non è sempre così.

Le terminazioni nervose che dicono al cervello “ho freddo” sono vicine alla superficie della pelle.

Se tali terminazioni sono isolate, per effetto degli strati di grasso, dalle fonti interne di calore, può accadere che un individio grasso finisca con il sentire il freddo più di un magro.

Le pellicce isolano in modo analogo.

Molti animali conservano il calore del corpo grazie a piccoli muscoli che provocano l’erezione dei peli e quindi ispessiscono la pelliccia quando l’animale comincia ad avere freddo.

Noi uomini abbiamo ancora nella pelle gli stessi muscoli che servivano a far alzare i peli: sono quelli che si contraggono quando abbiamo freddo all’improvviso, provocando la “pelle d’oca”.

 

La percezione del freddo

La conservazione del calore corporeo dipende, in parte, da ciò con cui il corpo o gli abiti sono in contatto.

E’ per questo che il pavimento di piastrelle della stanza da bagno ci sembra più freddo del tappetino di spugna, anche se hanno la stessa temperatura.

Il calore sfugge più rapido dalla pelle verso un buon conduttore di calore come le mattonelle.

L’aria ferma, per fortuna, è un cattivo conduttore di calore.

Il corpo umano, che mantiene senza sforzo il proprio equilibrio termico nell’aria ferma a 30°, nell’acqua ha bisogno di 32° per raggiungere uno stesso equilibrio.

Un uomo può morire di esaurimento se resta immerso per 60 minuti nell’acqua gelata.

Può invece resistere molto più a lungo nell’aria alla stessa temperatura.

Calze di lana e scarponi possono mantenere caldi i piedi a temperature rigidissime, purché rimangano asciutti.

Ma se vi penetra l’acqua, le dita cominciano ben presto a intorpidirsi.

La madre che imbottisce di maglie di lana il suo bambino, prima di mandarrlo a giocare all’aperto quando fa freddo, dimentica che il piccolo si mette a correre e a saltare aumentando la sua produzione di calore interno e presto inizia a sudare.

Se poi si mette a sedere per riposarsi, la produzione interna di calore diminuisce e contemporaneamente, a causa dei vestiti sudati, le sue perdite termiche aumentano.

Ed ecco che il bambino torna a casa infreddolito.

E’ meglio mandare il bambino a giocare con abiti relativamente leggeri, ma con le mani e i piedi ben protetti, con la raccomandazione di venire a casa per indossare qualcosa di più pesante appena comincia a sentire freddo.

A differenza dell’aria ferma, l’aria mossa porta via rapidamente il calore.

Basta un venticello di 8 km/h per dissipare una quantità di calore interno otto volte maggiore di quella perduta nell’aria ferma.

Perciò un vestito invernale di buona lana perde circa metà del suo potere isolante quando chi lo indossa cammina a passo rapido.

Questo a causa delle correnti d’aria che il moto provoca all’interno dell’abito.

L’ampio abito di pelle di foca e di tricheco degli Eschimesi è quasi l’ideale per il freddo. Durante la caccia, quando l’Eschimese insegue la preda, l’aria gelida, che s’insinua fra le larghe pieghe dell’abito, impedisce il surriscaldamento del corpo.

Poi, quando il cacciatore riposa, l’abito gli aderisce al corpo e realizza un isolamento termico difficilmente superabile.

Quasi tutti pensano che la lana sia il tessuto ideale per la conservazione del calore e gli studi scientifici hanno confermato.

Gli esperti fanno notare, tuttavia, che l’effetto isolante non è dovuto al tessuto in sé, ma all’aria che rimane racchiusa tra le sue fibre.

E’ lo spessore dello strato d’aria così racchiuso che conta.

La superiorità della lana sul cotone, quindi, dipende soprattutto dalla sua elasticità.

Umida o asciutta, la lana, dopo essere stata compressa, tende a riprendere più velocemente il suo precedente spessore e a racchiudere più aria.

L’aver compreso quanto sia importante lo spessore dell’abbigliamento ha permesso agli scienziati di migliorare di guanti per le regioni artiche.

Noi teniamo quasi sempre le dita parzialmente piegate, mentre i fabbricanti tagliano di solito i guanti in modo che s’adattino alla mano completamente distesa.

Ne risulta che quando le dita si piegano, la maggior parte dei guanti si assottiglia in corrispondenza delle nocche e il calore ne sfugge.

I guanti per le regioni artiche vengono ora sagomati secondo la curva naturale delle dita.

E’ molto importante rimanere caldi mentre si dorme.

A tutti è capitato di addormentarsi in una stanza calda e di svegliarsi irrigiditi dal freddo.

Non è la stanza che si è raffreddata, ma la produzione interna di calore del corpo che è diminuita.

E’ bene quindi mettersi una coperta, anche se si ritiene non necessaria.

 

Eccezione: le coperte elettriche

Le coperte elettriche possono sembrare un’eccezione alla regola, secondo cui i vestiti hanno la funzione di conservare il calore del corpo.

Queste coperte danno la sensazione di trasmettere calore alla pelle.

Ma è un’illusione.

Le coperte elettriche servono a ridurre la dispersione del calore del corpo, come una coperta normale.

I vantaggi principali della coperta elettrica: si scalda da sé e quindi non c’è bisogno di raggomitolarsi per scaldarla con il calore del corpo; conserva al massimo il calore con un minimo peso; si regola automaticamente da sé.

 

Quanto può l’organismo umano sopravvivere al freddo?

Gli scienziati non hanno risolto in modo definitivo la questione.

Un mattino d’inverno del 1951, per esempio, una donna fu trovata in un vicolo di Chicago svenuta e quasi senza abiti.

La sua temperatura era scesa a 18°, era cioè di oltre 18° inferiore a quella normale.

Eppure, i medici dell’ospedale in cui fu ricoverata riuscirono a salvarle la vita, sommminostrandole stimolanti, plasma sanguigno, ossigeno, medicine anticoagulanti e altri rimedi.

Anche più straordinario fu il caso avvenuto nel 1955 a una bimba di due anni, che riuscì a sopravvivere dopo essere stata trovata senza conoscenza, con indosso il solo pigiamino e con una temperatura interna di 16°.

Dopo il 1930, gli studiosi cominciarono a compiere esperimenti sulla temperatura corporea allo scopo di curare certe malattie.

La percezione del dolore diminuisce quando la temperatura dell’organismo scende, perciò a volte si usa il raffreddamento interno per calmare certi dolori.

Ancor più notevole è l’impiego del raffreddamento interno per fermare il flusso del sangue in delicati interventi al cuore.

Con la temperatura interna dell’organismo a 24° o 27° , tutte le funzioni organiche sono rallentate e il fabbisogno di ossigeno si riduce a circa un quarto di quello che serve di solito.

Perciò il flusso del sangue attraverso il cuore può essere fermato senza pericolo per otto minuti o anche più: quanto basta al chirurgo per intervenire.

 

Come reagire al congelamento

Se si sono affrontate all’aperto temperature estremamente rigide e si raggiunge poi un rifugio completamente gelati e con le parti del corpo insensibili, che cosa occorre fare?

Non bisogna seguire il vecchio consiglio di strofinare le parti congelate con la neve o con il ghiaccio.

L’applicazione immediata di calore provoca minori danni ai tessuti e rappresenta minor pericolo d’infezione o di cancrena.

Oggi si consiglia di condurre appena possibile l’infortunato in una stanza riscaldata, di dargli una bevanda calda non alcolica e poi di avvolgerlo in coperte ben riscaldate, oppure di immergerlo in un bagno di acqua tiepida (non oltre i 37°-38°).

Il corpo assorbe calore più rapidamente nell’acqua calda.

Occorre però evitare gli eccessi di calore: non si deve adoperare una lampada termica, né una borsa di gomma per l’acqua calda, né si devono esporre le parti congelate al calore di una stufa.

Ma, nonostante l’efficacia dei metodi per la cura dei congelamenti, non bisogna mai prenderli alla leggera, sottovalutando i pericoli a cui ci si espone quando si affrontano temperature estremamente rigide, senza protezione adeguata.